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Chiese

Chiesa di San Sebastiano
La festa solenne si celebra il 20 Luglio. La sera della vigilia dopo la tradizionale Curruta(la statua viene portata fuori dalla nicchia dove viene conservata durante l'anno e deposta sull'altare, tra le grida e le invocazione dei fedeli), la reliquia ed il braccio argenteo vengono portati in processione per le vie principali del paese. All'alba del giorno 20 lo sparo di venti colpi a cannone richiama la gente all'affollata messa dell'alba. E' tradizione andare a questa messa in pellegrinaggio, offrendo un cero votivo. I portatori del fercolo i nudi sono vestiti con dei pantaloni bianchi e sul petto nudo portano un nastro rosso recante l'immagine di S.Sebastiano. Alle dodici in punto fra Nzareddi e fuochi d'artificio il Santo fa la sua spettacolare nisciuta. Portato in processione rientra per uscire nuovamente la sera sull'artistico carro tirato dai bambini. Dopo li giochi pirotcnici la serata è allietata da uno spettacolo musicale. Molti sono gli emigranti che fanno rientro a Ferla per assistere alla festa del Santo Patrono.

Chiesa di Sant'Antonio
 

Originariamente (nel sec. XVI) era ubicata nella parte bassa dell'abitato, il terremoto la distrusse interamente; la ricostruzione avvenne nell'attuale sito, al centro del nuovo abitato, nel settore sud-ovest dei quattro canti. L'impianto a croce greca fu disegnato subito dopo il terremoto del 1693, la costruzione fu però portata avanti per oltre un cinquantennio.Le dimensioni stabilite furono di 33 m. per ogni asse della croce. L'esterno, particolarmente interessante, è composto da una sinuosa facciata barocca costruita da tre corpi concavi di cui i due laterali sono coronati da celle campanarie. La Chiesa si stacca dal prototipo gagliardano della facciata -torre, modello tanto spesso usato nei piccoli centri iblei lungo tutto l'arco del Settecento, ma della scuola del Gagliardi porta notevoli segni: nella sagome del portale e delle nicchie, nei particolari decorativi e innanzitutto in quel frenetico movimento di tutto l'insieme. L'interno è uno spazio dinamico, tipologicamente nuovo e raramente usato. La volta della cupoletta ottogonale è un ricamo eccezionale di fregi, di affreschi, di stucchi. L'affresco centrale raffigurante il trionfo di S.Antonio è del Crestadoro cosi come gli altri riquadri e la lunetta di San Matteo.La cupoletta della torre campanaria sinistra cadde in seguito al terremoto del 1908. All'interno, in apposite nicchie si conservano pregevoli sculture del Settecento raffiguranti Santi cari alla devozione religiosa dei ferlesi.

Chiesa Madre
 

La Chiesa Madre è l'unica chiesa parrocchiale di Ferla ed è dedicata a San Giacomo Maggiore Apostolo.Il suo sito nasconde antichissime testimonianze: recenti scavi hanno messo in luce il nucleo di una necropoli ellenistica all'interno del suo perimetro.Alcuni anni fa durante i lavori di pavimentazione della piazza furono scoperte tombe cristiane che starebbero a documentare la persistenza di un centro abitato nello stesso sito. La chiesa attuale fu ricostruita, dopo il terremoto del 1693, sullo stesso perimetro della precedente, la quale doveva essere di tipo rinascimentale.La ricostruzione avvenne a spese del marchese della Ferla secondo un impianto a mononavata.La chiesa è caratterizzata da una muratura imponente fortemente sostenuta da robusti contrafforti,sui due lati.Il prospetto costruito da due ordini architettonici (il primo dorico, il secondo ionico) forse non fu mai completato.Il terremoto del 1848 dovette totalmente cancellare la parte incompleta del terzo ordine.Successiva è la costruzione della torretta dell'orologio costruita su un contrafforte, sul lato nord. Tutto il paramento murario è realizzato con conci squadrati di pietra da taglio. Sul portale principale, di stile corinzio, campeggia lo stemma civico.L'interno, di ampie dimensioni ha tre cappelle per ogni lato.La Chiesa è dotata di un archivio che raccoglie atti, manoscritti e documenti in pergamena a partire dal 1500. L'apparato decorativo degli stucchi e delle sculture è di stile corinzio.

Chiesa di Santa Sofia
 

Salvatore Motta annota che Ferla prima del terremoto del 1693 aveva due Chiese dedicate a Santa Sofia. La prima doveva sorgere dietro l'attuale Chiesa del Carmine, aveva origini antichissime tanto che la confraternita che ne animava il culto, riunita sotto il titolo della Madonna del Gonfalone otteneva il primo luogo. La seconda sorgeva nella valle del Ronco in una grotta che fino all'ottocento custodiva anche l'altare. L'attuale costruzione, sorta nel Settecento, ha un prospetto in pietra calcarea alquanto semplice, suddiviso da due cornicioni aggettanti in due ordini di cui l'inferiore è scandito da lesene binate con capitelli corinzi. Sul frontone di coronamento si imposta una loggia campanaria a tre luci, simile a quella della Chiesa del Carmine. La Chiesa e l'antistante sagrato di forma circolare sorgono su un piano caratterizzato da forte pendenza e per tale motivo sono preceduti da una scalinata in pietra da taglio. L'interno in stile corinzio, è composto da un'unica aula rettangolare chiusa da un' esedra che funge da abside. Questa è articolata, sui lati, dalle aperture degli altari (tre a destra due a sinistra) realizzati in pietra dipinta. Sia l'aula che l'abside sono completamente decorate da stucchi dipinti e da fregi neoclassici.

chiesa della Madonna delle Grazie
 

La più antica notizia che riguarda questo piccolo edificio sacro risale a prima del terremoto del 1693, quando sorgeva in un altro sito in contrada Scala o Mulino Nuovo. La tradizione racconta che l'antica chiesetta della Signora delle Grazie fosse stata fondata per volontà del Sac. Sebastiano Santoro, disrutta dal terremoto del 1693 fu riedificata nel sito attuale , nella parte alta del corso. La facciata ottocentesca si risolve nella presenza di un portale, incorniciato da lesene con capitelli ionici, sovrastato da una finestra fregiata con motivi floreali. Oltre alla trabeazione classicheggiante si impianta una loggia campanaria con due luci cronologicamente successiva di parecchi anni all'ordine architettonico inferiore. La Chiesa si compone di uno spazio unitario dell'aula preceduta dal vestibolo sormontato dalla cantoria e terminante col presbiterio alla destra del quale si apre il piccolo vano della sagrestia. L'unica navata decorata con stucchi tardo-barocchi nel 1831-1832 ha cinque altari adorni di mediocri quadri databili al secolo scorso. Davanti al presbiterio, sul lato sinistro, è una statua della Madonna col Bambino degli inizi del secolo, realizzata in cartapesta finemente modellata, stuccata e dipinta. L'altare maggiore in pietra dipinta è datato 1882 ed è opera di Concetto Sudano. Attualmente la Chiesa funge da parrocchia a causa della chiusura della Chiesa Madre, della Chiesa di S. Sebastiano e della Chiesa di S. Antonio. Ciò in seguito ai disagi tecnico-strutturali causati dal terremoto del 13 Dicembre 1990.

Chiesa di Santa Maria
 

La chiesa di S. Maria e l'annesso convento già esistevano all'inizio del 1400, quando la regina Bianca, moglie di Martino I re di Sicilia, venuta a Ferla con l'augusto consorte, ne decretò l'ampliamento (complice padre Milone da Ferla, confessore della regina). Retto in origine dai padri Osservanti, il complesso fu in seguito trasferito ai padri Riformati. Al suo interno un pregevole crocifisso ligneo di Giovanni Pintorno da Petralia Soprana (frate Umile), eseguito nel 1633, e una bellissima statua marmorea di Santa Maria La Bianca, databile alla fine del '400, artisticamente legata al Gagini.

Chiesa della Madonna del Carmine
 

La Chiesa Settecentesca fu costruita all'inizio del nuovo percorso urbano, secondo uno schema tipologico ricorrente nella Sicilia Orientale e particolarmente diffuso nei centri iblei. La facciata ha un impianto a torre ed è divisa in due ordini architettonici,il primo dirico, il secondo ionico. Il primo ordine è chiuso da due alte parastre, nella cui tessitura interna si inscrive un ampio portale sormontato da una finestra-lucernario ricca di decori e di intagli. Segue una spessa trabeazione con una cornice marcapiano in forte aggetto. Nel secondo ordine si imposta una loggia campanaria a tre luci che fuoriesce dal piano di contenimento delle coperture, ciò al fine di dare un senso di verticalità e di snellezza al prospetto. La loggia è chiusa lateralmente da due volute spiraliformi che creano la linea continua della costruzione. Il prospetto è interamente realizzato con conci squadrati di pietra da taglio bianca. L'impianto planimetrico interno è a mononavata ed ha un forte sviluppo longitudinale. L'articolazione architettonica è basata su una tessitura strutturale che compone cinque maglie per lato.La composizione degli elementi costruttivi e decorativi determina una tessitura architettonica composita, di gusto popolare.I lati si alternano con grandi e piccole arcate: le prime a tutto sesto, le seconde mistiline. I materiali cosrtuttivi interni sono di particolare pregio per gli elementi strutturali, di scarso valore per gli altari.Mentre infatti le colonne a muro, le arcate, gli architravi sono realizzati in pietra da taglio, gli altari a muro (stilisticamente poveri) sono realizzati con pietrame intonacato e dipinto a toni vivaci.La copertura a botte è contrassegnata da dodici spicchi triangolari in corrispondenza delle rispettive lunette.La pavimentazione è composta da lastre di pietra calcarea disposte con fuga in diagonale.Il presbiterio ha un altare dipinto con toni policromi;nei riquadri dei pannelli frontali figurano alcune scenette bibliche scolpite a bassorilievo.Sopra l'altare è una nicchia, riccamente decorata, all'interno della quale era custodita la statua della Madonna col Bambino in legno e cartapesta ora conservata nalla Chiesa di S.Antonio